08 Dec, 2019

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Scadenza in arrivo per la Tari 2019, con la prima rata che in molti comuni d’Italia dovrà essere pagata tra i mesi di aprile e maggio.

Il termine per il pagamento della tassa sui rifiuti, a differenza di quanto previsto per l’IMU e la TASI, non è unico in tutta Italia ma sono i singoli comuni a stabilire quando si paga la Tari.

Allo stesso modo, è a livello locale che viene stabilito chi paga la Tari e possono esservi diversi casi di esenzione o riduzione dell’importo complessivamente dovuto.

Sulla Tari non sono in pochi ad avere dubbi e soprattutto a chiedersi quando è obbligatoria e quando invece si può non pagare e richiedere l’esenzione. Per questo abbiamo pensato di creare una guida alla tassa sui rifiuti - una delle più odiate dagli italiani - con tutte le informazioni utili su obbligo o esonero di pagamento, importo, scadenza e modalità di pagamento.

Le regole fondamentali che disciplinano il tributo sono le stesse in tutta Italia e, in merito alle scadenze per il pagamento della Tari, sono di norma previste dalle due alle quattro rate anche nel 2019.

Tra i primi ad essere chiamati alla cassa per il pagamento della tassa sui rifiuti vi sono i cittadini residenti nel Lazio che, entro la fine del mese di aprile, dovranno effettuare il pagamento della prima rata della Tari 2019.

Facciamo di seguito il punto su tutte le regole da conoscere, quali sono i soggetti obbligati al pagamento della tassa sui rifiuti e quali sono invece le esenzioni previste.

La Tari 2019 è, insieme all’Imu e alla Tasi parte della Iuc, ovvero l’imposta unica comunale che deve essere pagata da tutti i cittadini che detengono un’immobile di qualsiasi categoria catastale.

Come prima cosa è bene partire ricordando quelle che sono le scadenze per il pagamento della Tari per il 2019 per evitare di incorrere in sanzioni.

Sebbene il termine per il pagamento sia stabilito da parte di ciascun Comune, solitamente la scadenza per il pagamento della prima rata della tassa sui rifiuti (primo acconto Tari) è fissata al 30 aprile 2019.

Si tratta soltanto di una delle due o quattro date da tenere a mente. In base all’importo dovuto ed in base a quanto stabilito dal Regolamento comunale, la scadenza della Tari può essere dilazionata da aprile fino al mese di novembre.

Solitamente, il versamento della tassa rifiuti prevede le seguenti scadenze:

Tari 2019Scadenza
primo acconto 30 aprile
secondo acconto 31 luglio
saldo 30 novembre

In alcuni comuni, come a Roma, i cittadini pagano la Tari in due scadenze, con l’acconto da pagare entro la fine del mese di luglio ed il saldo entro la fine dell’anno.

È diversa anche la scadenza della Tari 2019 a Napoli, dove il pagamento viene diviso per tutti in quattro rate, con la prima da pagare entro la fine di giugno e l’ultima entro il 16 di novembre.

In ogni caso, l’avvicinarsi della scadenza per il pagamento della tassa sui rifiuti sarà segnalato dall’invio presso il proprio domicilio del bollettino di pagamento da parte del Comune, all’interno del quale sarà riportata la data esatta entro la quale effettuare il versamento.

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Come noto per andare in pensione con Quota 100 e maturare i 38 anni di contributi previsti dalla misura è ammessa ogni tipologia di contribuzione: obbligatoria, volontaria, da riscatto e figurativa.

In questo modo il legislatore ha reso più semplice la maturazione della contribuzione necessaria per anticipare la pensione smettendo di lavorare già all’età di 62 anni; tuttavia per Quota 100 - così come per l’Opzione Donna - c’è un limite molto importante riguardante la contribuzione figurativa versata nei periodi di malattiadisoccupazione o prestazioni equivalenti.

Nonostante la recente riforma delle pensioni, attuata con il decreto 4/2019, infatti, è ancora in vigore la norma - che interessa esclusivamente i lavoratori dipendenti del settore privato - descritta dall’articolo 22 - I comma - della legge 153/1969; vediamo cosa prevede.

Nel I comma dell’articolo 22 della legge 153/1969 (stesso articolo dove si legge che per andare in pensione bisogna cessare qualsiasi attività di lavoro subordinato) viene stabilito che “gli iscritti alle assicurazioni obbligatorie per l’invalidità, la vecchiaia, ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori delle miniere, cave e torbiere, dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali hanno diritto alla pensione solo se”:

"possono far valere 35 anni di contribuzione effettiva, o anche volontarie e figurativa accreditata a favore degli ex combattenti, militari e categorie assimilate".

Questo limite si applica anche nei confronti di Quota 100, per la quale ricordiamo sono necessari almeno 38 anni di contributi. Di conseguenza, anche se per anticipare la pensione è utile anche la contribuzione accreditata durante i periodi di malattia e disoccupazione è assolutamente necessario che l’interessato possa far valere almeno 35 anni di contribuzione effettiva.

Prendiamo come esempio un lavoratore che nel corso della sua carriera lavorativa è stato assente per malattia per un arco temporale di due anni e che per altri due anni è stato disoccupato; questo può andare in pensione con Quota 100 ma solo se oltre ai quattro anni di contribuzione figurativa ne può vantare almeno 35 di contribuzione effettiva; in caso contrario gli sarà preclusa la possibilità di anticipare la pensione ricorrendo a Quota 100.

Questo limite può essere “raggirato” grazie al cumulo dei contributi; ricordiamo, infatti, che il requisito contributivo richiesto per Quota 100 può essere raggiunto anche cumulando gratuitamente i contributi versati in una o più gestione previdenziali.

A tal proposito, per il riconoscimento dei 35 anni di contribuzione effettiva si deve tener conto di tutti i contributi versati in ogni gestione previdenziale; quindi se un lavoratore non raggiunge il limite previsto solo con i contributi accreditati nel fondo pensioni per lavoratori dipendenti può colmare questa mancanza grazie al cumulo, ad esempio con eventuali anni di contribuzione effettiva presenti nella Gestione Separata.

Contribuzione effettiva: cosa cambia per Opzione Donna?

A differenza di Quota 100, per andare in pensione con Opzione Donna - per la quale sono richiesti almeno 35 anni di contribuzione - non sono riconosciuti i contributi accreditati per malattia o disoccupazione, mentre sono utili tutti gli altri contributi obbligatori, da riscatto, da ricongiunzione, volontari e figurativi.

Questo limite si applica per Opzione Donna nonostante la prestazione sia determinata con il sistema contributivo; l’applicazione di questo metodo, infatti, è limitata solamente alle regole di calcolo.

Inoltre, rispetto a Quota 100 non è neppure possibile aggirare questo limite visto che non si tiene contodella contribuzione accreditata in altre gestioni previdenziali per raggiungere i 35 anni di contribuzione effettiva al netto dei periodi di malattia e disoccupazione.

 

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Aumentare l’importo della pensionefutura è possibile, basta pensare alla strategia migliore per farlo.

Anche chi non percepisce ancora la pensione dovrebbe cominciare a pensare a come fare per avere un importo il più alto possibile; in molti, infatti, sottovalutano le spese che ci sono da affrontare dopo la pensione e per questo credono che l’importo dell’assegno sarà sufficiente per vivere una vita agiata. Molto spesso però non è così ed è per questo che consigliamo di leggere con attenzione questa guida così da capire qual è - a seconda della vostra situazione - il modo migliore per avere una pensione più alta.

È pur vero che l’importo dell’assegno può essere aumentato anche successivamente alla pensione, riprendendo a lavorare e continuando a versare contributi, ma perché rimandare a domani quello che potresti fare oggi?

Dovete sapere che ad oggi circa il 70% delle pensioni è al di sotto dei 1.000€.Una cifra insufficiente per permettere a molti pensionati di arrivare alla fine del mese; senza dimenticare che in futuro con il totale passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo gli importi delle pensioni potrebbero ulteriormente calare.

Secondo un recente dossier Censis-Confcooperative, infatti, chi andrà in pensione nel 2050 andrà a percepire un assegno pensionistico pari al 69,7% della sua ultima retribuzione.

Ecco perché è importante capire come fare per aumentare l’importo della pensione futura. Le strade da intraprendere sono due: versare più contributi possibili e sfruttare al meglio quelli già versati.

Di strumenti a disposizione per far sì che l’assegno percepito durante la pensione sia più che dignitoso ce ne sono di diversi; ve ne parleremo in questa guida dedicata con la quale speriamo di dare un importante aiuto a coloro che temono di non prendere abbastanza una volta che saranno collocati in quiescenza.

Prima di andare avanti vi ricordiamo che potete controllare il vostro estratto conto contributivo, oltre che farvi un’idea di quando potrete andare in pensione e con quale assegno, tramite il servizio “La mia pensione INPS”.

A questo punto possiamo vedere come fare per aumentare l’assegno pensionistico; naturalmente non tutti questi strumenti saranno adatti per voi, ma sicuramente troverete quello che fa al caso vostro.

Ricongiunzione dei contributi

La ricongiunzione dei contributi è uno strumento adatto a coloro che hanno delle posizioni assicurative in gestioni previdenziali differenti. Grazie a questo istituto, infatti, si possono trasferire i contributi versati e riunirli sotto un’unica gestione; in questo modo si ottiene una sola pensione e - solitamente - di un importo maggiore.


La domanda di ricongiunzione va presentata direttamente dall’interessato e deve riguardare tutti i periodi coperti da contribuzione raccolti in almeno due diverse forme previdenziali; l’importante è che questi periodi contributivi non siano già stati utilizzati per liquidare una pensione.

Cumulo dei contributi

Grazie a questo istituto - che partirà ufficialmente il 1° aprile - si possono riunire (gratuitamente) sotto un’unica gestione previdenziale i contributi versati in casse differenti, compresa quelle dei liberi professionisti.

Tuttavia a differenza di quanto succede con la ricongiunzione, in questo caso ogni gestione pagherà la propria quota indipendentemente; questo significa che difficilmente grazie al cumulo gratuito per i professionisti si percepirà un assegno più alto.

Qual è quindi il vantaggio di questa misura? Può accadere che in una delle suddette casse i contributi versati siano insufficienti per dar luogo ad una pensione o ad una pensione supplementare; senza il cumulo, quindi, questi contributi sarebbero andati persi e l’assegno pensionistico più basso di quello previsto. 
Grazie al cumulo dei contributi, invece, i suddetti contributi vengono raccolti sotto un’unica gestione, permettendo così all’interessato di andare prima in pensione e con un assegno pensionistico più alto.

Riscatto dei contributi

Ci sono dei periodi per i quali i contributi non sono stati versati, ma che comunque possono essere riscattati dall’interessato. In questo modo si possono maturare più contributi - versandoli volontariamente - così da maturare in anticipo i requisiti per la pensione e aumentare l’importo del futuro assegno previdenziale.

Ma quali sono questi periodi per i quali si possono riscattare - a pagamento - i contributi? Ecco l’elenco completo:

  • disoccupazione;
  • aspettativa;
  • part-time;
  • lavoro all’estero;
  • astensione per maternità;
  • i periodi compresi tra un lavoro stagionale e un altro;
  • servizio civile;
  • formazione professionale, studio e ricerca (riscatto della laurea).

Può accadere inoltre che il vostro datore di lavoro - nonostante un rapporto di lavoro in essere - non vi abbia versato i contributi previdenziali; anche in questo caso potrete intervenire voi direttamente grazie alla costituzione della rendita vitalizia.

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